blue notes - Corrado Paonessa

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LEZIONI FREE > IMPROVVISAZIONE

Nonostante il blues sia la musica più amata dai chitarristi è anche quella meno approfondita teoricamente.
Sembrerebbe quasi che, approfondire l’argomento, tolga al blues quel fascino di istintività che il genere musicale richiede.
Per meglio comprendere le origini del blues dobbiamo partire dalla struttura armonica più elementare, quella dalla quale si sono sviluppate le altre (lezione 2 “struttura blues evoluzione”).
La struttura principale, formata da 12 battute che si ripetono a loop, è la seguente C F C C F F C C G F C G (blues in C).
Generalmente su questa struttura armonica, si tende ad utilizzare quella che, per un motivo sconosciuto, è passata in questi ultimi anni come “scala blues” e cioè: C Eb F Gb G Bb C.
Suonando questa scala, i più attenti e musicali si accorgono che la scala non va sempre bene, anzi spesso non funziona o quantomeno risulta monotona. Il solo non cresce e non si sviluppa, le frasi non decollano. Tirando giù gli assoli di grandi bluesman la scala non coincide... c’è qualcosa che non va e spesso per pigrizia, utilizziamo le note della finta scala blues facendocela passare per buona.
Proviamo a capire meglio.
Partiamo con l’acquisizione di un punto essenziale: non si improvvisa sapendo quali sono le note di una scala ma solo praticandola per molto tempo! Spesso cerchiamo altre scale e ci domandiamo: quale sarà quella che ancora non conosciamo? Quasi sempre non c’è una scala nuova da imparare ma una scala vecchia da praticare bene.
Se ci troviamo in sintonia fino a questo punto è possibile vedere insieme quali sono realmente le “blue notes”.
Quando le prime persone di colore, trapiantate di forza dall’Africa in America, ebbero modo di avere contatto con i nostri strumenti Europei, si accorsero che mancavano delle note. I loro strumenti erano e sono in grado di produrre quarti di tono, sarebbe come a dire che tra la nota C e C# abbiamo un’altra nota che è a metà tra le due note. In effetti il nostro sistema denominato Temperamento Equabile, è un sistema molto povero di note rispetto a quello orientale o africano, ma molto potente armonicamente e facilmente decifrabile grazie al sistema di scrittura e lettura quasi perfetto. Ad ogni modo le due culture, africana ed europea, ebbero modo di incontrarsi in America, ovverosia in un altro continente. In questo nuovo continente, la cultura ritmica e melodica africana si è sviluppata sulle basi armoniche e sugli strumenti ben temperati del mondo occidentale europeo, decodificandosi poi negli anni a venire.
La prima e grande innovazione fu quella di adoperare delle note “proibite” dai compositori europei che denominarono subito quelle note come “blue” nel senso di tristi e stonate.
Queste note sono alla base del linguaggio blues e solo praticandole ed utilizzandole è possibile un sano approccio all’improvvisazione ed alla costruzione di una frase.
La prima nota con la quale dobbiamo imparare a “giocare” è la terza minore con, a seguire, la terza maggiore. Registriamo un accordo di C in battere, velocità metronomica max 80bpm e senza fare ritmiche particolari; facciamolo suonare per 2 battute di 4/4 (mettiamo in loop questo accordo o facciamolo suonare ad un nostro amico). Proviamo a suonare le note Eb (terza minore) e E (terza maggiore), giochiamo con queste due note; proviamo anche ad utilizzare in combinazione con le due note Eb e E anche le note C e D. Abbiamo un inizio di scala che è C D Eb E. Iniziamo ora a giocare con il Gb ed il G e sentiamo l’effetto che produce, sempre sull’accordo maggiore di C (solo triade e raddoppi senza alterazione alcuna o aggiunta di settima). Sentiamo ora le note
F Gb G o anche E F Gb G, il suono è quello di un cromatismo molto efficace. Abbiamo quindi una scala fino ad ora che è composta da C D Eb E F Gb G. Proseguendo avremo A Bb B C. La scala completa è
C D Eb E F Gb G A Bb B C.
Le note in grassetto sono le “blue notes”. Attenzione a suonare questa scala avendo cura di far sentire queste specifiche note. In realtà, è una scala maggiore con l’aggiunta di 3 note “stonate”.
Qualsiasi nota di tensione tende ad una risoluzione, è il concetto di quiete dopo la tempesta, possiamo quindi adoperare queste blue notes come delle grandi tensioni che vanno a risolvere sulla nota più vicina che è la terza maggiore, la quinta giusta e la settima maggiore. Ora provate a registrare tutto il giro oppure scaricate la base ed utilizzate queste note, che spero riusciate a vedere sulla tastiera. L'utilizzo delle Blue Notes hanno cambiato il corso della storia della musica moderna.
Non pensate alla sovrapposizione di una scala su un accordo ma a prelevare dalla scala le note che vi servono per costruire la frase o il riff. Pensate alla scala come un contenitore dal quale prelevate solo ciò che vi serve!
Buona musica
Corrado Paonessa


 
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